In Italia il carcinoma della cervice uterina rappresenta il quinto tumore per frequenza nelle donne sotto i 50 anni di età e complessivamente l’1,3% di tutti quelli diagnosticati. Questi dati hanno portato le ginecologhe Alessandra Rosi e Loredana Zingaro ad organizzare un incontro nell’ambito di “ottobre donna – parliamone” un incontro gratuito che si terrà il 20 ottobre dalle 16 presso la Biblioteca dell’Ospedale San Luigi di Orbassano per dialogare e spiegare alla popolazione interessata l’importanza della Prevenzione. I dati statistici dimostrano come la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di tumore del collo dell’utero in Italia è pari a circa il 68% .
Il tumore è causato da un’infezione da papillomavirus umano (HPV), che si trasmette per via sessuale ed è molto frequente soprattutto nelle persone giovani. La maggior parte delle infezioni regredisce spontaneamente, quando invece l’infezione persiste nel tempo si formano lesioni nel tessuto del collo dell’utero che possono evolvere in cancro, d qui l’importanza di una diagnosi precoce.
Esistono molti tipi diversi di virus HPV e il rischio di cancro dipende fortemente da alcuni tipi ben identificati: ad esempio i virus HPV 16 e HPV 18 sono considerati tra i più pericolosi.
In estrema sintesi di può dire che l’acquisizione dell’infezione è necessaria per sviluppare il tumore, tuttavia vi sono anche altri fattori che contribuiscono all’insorgenza del cancro, come il basso livello socio-economico (con scarso accesso alla prevenzione), il fumo di sigaretta, le abitudini sessuali (numero di partner), una dieta povera di frutta e verdura, la giovane età di inizio dell’attività sessuale, la parità.
Il lasso di tempo tra infezione e sviluppo del tumore è lungo; la lunga fase preclinica della malattia e la possibilità di intercettare sotto guida colposcopica lesioni precancerose (displasia severa HSIL) prima che degenerino, costituiscono i punti di forza di questo programma di prevenzione secondaria.
Dato che sia le infezioni che le lesioni possono non dare alcun segno clinico ed essere quindi inapparenti, è necessario eseguire alcuni esami specifici per identificarle.
La diagnosi precoce rappresenta quindi l’arma maggiormente efficace nella prevenzione: la diffusione dei programmi di screening con il Pap test a partire dagli anni ’70, ha rappresentato il principale fattore di riduzione dell’incidenza e mortalità per la neoplasia, cui recentemente si è aggiunta la ricerca del test virale (HPV-DNA test) come triage al timing del Pap test, la cui offerta varia in base all’età.
Per quanto riguarda invece l’istologia, il tumore squamoso è il più diffuso (oltre i 2/3 dei casi) mentre l’adenocarcinoma rappresenta circa il 10-15% delle diagnosi.
I test per lo screening del tumore del collo dell’utero sono il Pap-test (offerto ogni 3 anni alle donne di età compresa tra i 25e i 64 anni) e il test per Papilloma virus (HPV-DNA test effettuato ogni 5 anni, tutte le Regioni si stanno impegnando per adottare il modello basato sul test HPV-DNA) che presenta un miglior rapporto costo-efficacia. Nei casi in cui l’analisi al microscopio mostrasse la presenza di cellule con caratteristiche pre-tumorali o tumorali, il protocollo prevede l’esecuzione di esami di approfondimento (colonscopia e Biopsia) per accertare le caratteristiche della sospetta lesione.