Pur nel rispetto che i luoghi impongono, sono tante le iniziative che cercano di creare all’interno dei nosocomi un attimo di distrazione al fine di rendere meno angosciosa la presenza dei pazienti. Grazie all’iniziativa della storica ditta Piatino che da oltre 100 anni e da 5 generazioni si occupa di pianoforti a Torino e che filantropicamente sta mettendo a disposizione una serie di strumenti da alloggiare presso diverse strutture ospedaliere, porta un tocco musicale e ricorda la bellezza di suonare uno strumento.
San Giovanni Bosco, Mauriziano, Rivoli, Martini e il San Luigi di Orbassano hanno fruito dell’iniziativa e ora presso dette sedi, chi è in grado di mettere le mani su una tastiera può distrarre dalle preoccupazioni quotidiane i frequentatori degli ospedali. Il San Luigi, ad esempio, ha posizionato il pianoforte nei locali della biblioteca dove ormai abitualmente si recano studenti e parenti dei pazienti che accompagnano i loro cari a seguire terapie diagnostico terapeutiche riabilitative che richiedono di soggiornare per alcune ore nella struttura. La lettura di un libro e le noti dolci di un pianoforte sicuramente permettono di trascorrere detto tempo in condizioni meno scomode sia da un punto di vista ergonomico, sia soprattutto sotto un profilo psicologico.
Non si tratta di una musicoterapia nel senso proprio del termine, quale disciplina antichissima (già Pitagora, ai tempi rinomato taumaturgo, intuì la possibilità di utilizzare le melodie per alleviare le sofferenze, sia dello spirito che del corpo, ristabilendo così l’armonia e rimuovendo il male e per ciò può essere considerato l’inventore della musicoterapia), basata sull’uso della musica come strumento educativo, riabilitativo o terapeutico.
Se è noto come l’ascolto e l’esecuzione di suoni e melodie possano agire sugli stati d’animo e sulle emozioni, in virtù delle loro proprietà rilassanti o stimolanti, di recente, l’interesse scientifico si è focalizzato sulla possibilità di sfruttare tale pratica come terapia complementare, in varie condizioni patologiche e parafisiologiche. La presenza di un pianoforte negli ospedali torinesi s’inserisce in questo contesto cercando di migliorare la qualità della vita, quale presupposto per un processo di cura più aderente alle necessità degli individui. Forse non è musicoterapia in senso stretto ma di certo ne è un presupposto culturale e di sensibilizzazione all’apprezzamento delle manifestazioni artistiche, oltre che migliorare il clima aziendale coinvolgendo il personale e gli studenti frequentatori. Non saranno certo due note strimpellate nelle ore più strane della giornata a risolvere tutti i problemi, ma forse permette di affrontarli con uno spirito più sereno.
La musicoterapia può migliorare lo stato d’animo di un soggetto e quindi la sua stessa salute a diversi livelli, facilitando il raggiungimento degli obiettivi di trattamento e ciò in contrasto con un mondo che tende ad essere sempre più pretenzioso e rissoso.