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Il Belpaese di fronte alla terza ondata di COVID

di Guido LEO*

Da più settimane ogni rotocalco dedica spazio alla “terza ondata di COVID” inevitabile per alcuni, già in corso per altri

Il termine, di indubbio effetto mediatico, e certamente non tranquillizzante, merita qualche approfondimento ed una doverosa precisazione.

Cominciamo da quest’ultima .

Il termine “ondata”, pur nella sua immaginifica rappresentazione, non corrisponde ad una precisa definizione epidemiologica. Ritengo pertanto necessario rammentare i momenti  che, “didatticamente” descrivono l’incidenza di una malattia infettiva, quale continua pur sempre ad essere la COVD 19 (anche se qualcuno pare ritenere che sia qualcosa di diverso…).

  • Casi sporadici: pochi casi non concentrati nel tempo (qualche segnalazione, senza particolare stagionalità) né nello spazio (non vi sono aree geografiche ove la frequenza appare più elevata che in altre) Per fare un esempio, così di solito si comportano le meningiti batteriche
  • Endemico: pochi casi  sparsi lungo tutto l’anno (o nel periodo scelto: non concentrazione nel tempo) in una determinata area (concentrazione nello spazio);esempio: la malaria in alcune aree equatoriali.
  • Epidemico: molti casi concentrati nel tempo (molte segnalazioni in un dato periodo scelto) e nello spazio (in una particolare area geografica)
  • Pandemico: epidemia estesa a tutto (o quasi) il Mondo

Questi “fasi” epidemiologiche non sono fisse, ma possono interscambi arsi tra di loro a seconda di fattori vari.

E dunque, qual è la situazione epidemiologica relativa alla COVID 19?

Indubbiamente la malattia da SARS- Cov2 è iniziata, come tutte le epidemia, con casi sporadici, diventando rapidamente epidemica (Wuhan ) e poi pandemica, dai primi mesi del fatidico 2020. Questo    è avvenuto soprattutto a causa della contagiosità del virus, ma anche dei  tentennanti  provvedimenti adottati in genere dai paesi occidentali, indubbiamente motivati più da ragioni “politico-sociali”, che epidemiologiche

Noi siamo tuttora in piena pandemia, che soltanto in alcuni paesi (Cina, ad esempio) ha mostrato  segni di regressione abbastanza definitivi, grazie agli accorgimenti intrapresi dall’ autorità politica.

E’ davanti agli occhi di tutti come le Autorità  di quasi tutti i paesi “più sviluppati”, per le ragioni di cui sopra, non siano state capaci di invertire il trend epidemico, che è fisiologicamente costituito da fasi di espansione alternati a fase di retrazione (com’è stato quest’estate), più dipendenti da variabili proprie del virus, che dai provvedimenti legislativi o dalle misure di protezione individuali.

In pratica, stiamo vivendo una classica epidemia “simil influenzale” che, sino ad oggi, non ha mostrato reali segni di regressione, ma soltanto il fisiologico andamento ondulante caratteristico delle malattie aereo-diffuse. Per inciso, è ciò che avvenne più di un secolo fa con la “spagnola”, che si estinse spontaneamente allorquando, nell’arco di quasi tre anni, fu conseguita la famosa “immunità di gregge”

A pensarci bene, è triste constatare quanto pochi siano stati i progressi fatti in 100 anni, nella nostra capacità di controllare un’epidemia!

Questo almeno sino ad oggi: la situazione sta evidentemente cambiando con la vaccinazione di massa, unica procedura in grado di far conseguire “artificialmente e senza troppi dolori” l’agognato livello di immunità che permette la trasformazione dell’epidemia in endemia,  e poi, con qualche caso sporadico, all’estinzione della stessa.

Con buona pace dei no vax, dei terroristi mediatici e, speriamo, della capacità del virus di “variare” per difendersi dalle nostre armi.

 

* Specialista in Malattie Infettive

Specialista in Igiene e Medicina Preventiva

Già Direttore SSD “Day Hospital Centralizzato dell’Ospedale infettivologico Amedeo di Savoia di Torino

Infettivologo consulente del P.O. “Ospedale Cottolengo” e dei Gruppi Humanitas e Orpea

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