Non è una dotta ricerca accademica o un’inchiesta militante, non ci sono metodologie da spiegare. C’è solo da ascoltare l’esperienza di chi vive e lavora ogni giorno in quelle parti dei nostri centri abitati che sono andati fuori controllo dall’ordine pubblico e dalla convivenza civile. L’allarme lo ha lanciato il 17 luglio l’Ordine dei medici di Torino “In barriera di Milano la salute è un diritto a metà”. Siamo abituati a sentire che il diritto alla salute è minato da carenze di personale e di finanziamenti o da criticità organizzative, ora dobbiamo aggiungere una dimensione che mai in Piemonte ci saremmo aspettati: la paura. La paura di accedere ai servizi o a erogarli.
Chiarisce e avverte l’Ordine dei medici torinesi “Negli ultimi mesi numerosi atti vandalici hanno devastato ripetutamente uno studio associato di medici di famiglia nel quartiere. I colleghi hanno descritto una situazione allarmante, che nei dettagli appare ancora più grave. I pazienti non vanno negli studi medici né in farmacia dopo le 18 perché il buio potrebbe favorire rapine e borseggi. I medici stessi quando possono evitano le visite domiciliari dopo il tramonto o in aree particolarmente pericolose”.
Una sorta di coprifuoco imposto non da una decisione degli organi pubblici per gravi motivi sociali o sanitari ma nei fatti reso obbligatorio dalla delinquenza che spadroneggia su strade, piazze e aree verdi di Torino. Siamo finiti nella paura di curare o farsi curare per non mettere a repentaglio la propria incolumità frequentando le nostre strade. Perché siamo arrivati a questo? Qualche spiegazione dobbiamo trovarla, in base a quale principio di causa ed effetto è avvenuto tutto ciò? Possiamo sperare di riacciuffare la legalità nei quartieri degradati in mano alla criminalità? Proseguiamo nella lettura del comunicato dell’Ordine: “Il livello di delinquenza è alto, ma è altissimo il livello di povertà, di disoccupazione, di abbandono scolastico..…la presenza di spazi degradati – come l’area ex-Gondrand o la piscina pubblica Sempione, un tempo luogo di socialità ma oggi divenuti zone di spaccio e consumo di sostanze, testimonia il livello di abbandono istituzionale. In questo contesto, la salute è un diritto a metà. Dove non c’è lavoro, dove non si studia, dove il livello di delinquenza è quello che ci è stato descritto, ci si ammala e si muore prima. I medici che lavorano resistono nonostante le violenze nei Pronto soccorso, le aggressioni fisiche e verbali, le intrusioni negli ambulatori, sostenuti dai pazienti che in più occasioni hanno espresso loro solidarietà e vicinanza. I loro studi sono tra i pochi presidi di legalità, coesione e assistenza presenti nel quartiere”.
Negli anni ’50 la barriera di Milano era il luogo di abitazione e di socializzazione dell’élite operaia della Fiat, un contesto di civile convivenza, di scambio di storie umane, di dialetti, di famiglie con bambini rumorosi a giocare nelle strade, dove le sere d’estate i giardini si riempivano di persone che chiacchieravano cercando il fresco. Solo ad agosto sembrava che ci fosse il coprifuoco ma era per via delle ferie che mamma Fiat non scaglionava e in quel periodo chiudeva i cancelli dei suoi stabilimenti. Provate a passarci adesso, in qualsiasi momento del giorno. Il sapore dell’insicurezza ti entra nel cervello e nel corpo. Negli ultimi periodi abbiamo assistito ad un prodigarsi di censimenti sul numero delle persone che non ricorrono più alle cure perché sfiduciate dai tempi di attesa e da difficoltà economiche. Ne hanno disquisito pressoché tutti i grandi profeti della crisi del SSN. Ora, in quali statistiche bisogna mettere anche quelli che si curano meno del dovuto, o non sono momentaneamente seguiti dai medici, perché le incognite sulla prevedibilità di un incontro con dei i manigoldi ne limitano la libertà di movimento? Considerato che non solo Torino presenta quartieri spadroneggiati dai fuorilegge, possiamo immaginare con tristezza che in Piemonte e in Italia questo conteggio richiederebbe parecchie cifre