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Infection’s control al tempo della Covid

di Guido Leo *

Laureato nel 1982, e specializzato in Malattie Infettive quattro anni dopo, nel 1988, assunto all’Amedeo di Savoia, iniziai ad esercitare “sul serio” la professione di infettivologo che tuttora, a un anno e mezzo dal pensionamento dall’ospedale, svolgo come consulente in varie Strutture Sanitarie

Ci si chiederà: cosa fa un infettivologo?

Tante cose ma, soprattutto, si occupa del controllo delle infezioni nosocomiali, cioè di quelle patologie che, acquisite in o per colpa dell’ospedale, e causate perlopiù da germi MDR (multi-drug resistant), sono responsabili di una crescente morbidità, ed anche mortalità, nei pazienti ospedalizzati.

Le cause che portano alla infezione ospedaliera sono molteplici, e richiedono un forte impegno multidisciplinare per il loro controllo.

Di seguito si elencano i principali “capitoli” del controllo delle infezioni:

  1. Igiene Mani (IM)
  2. Colture di Sorveglianza Attiva (CSA)
  3. Precauzioni da Contatto (PC)
  4. Pulizia Ambientale (PA)
  1. Antimicrobial Stewardship (AS)

Per quel che riguarda la stewardship antibiotica, di specifico interesse per l’infettivologo, di norma si agisce sui tre seguenti punti

  1. Restrizione del Prontuario
  2. Richiesta Motivata su sistema informatizzato
  3. Controllo prescrizioni sulla base di protocolli di terapia empirica relativi ai profili locali di resistenza

In particolare riferimento all’ultimo punto, il CDC ha elaborato il seguente dodecalogo:

Previeni le infezioni:

  1. Vaccinati
  2. Rimuovi i cateteri

Diagnostica le infezioni correttamente

  1. Cerca il patogeno
  2. Consulta l’esperto

Usa correttamente l’antibiotico

  1. Pratica l’infection’s control
  2. Usa i dati microbiologici locali
  3. Tratta le infezioni, non le contaminazioni
  4. Tratta le infezioni, non le colonizzazioni
  5. Impara a dire “no” all’uso di Vancomicina (problema essenzialmente nord-americano)
  6. Interrompi la terapia quando il paziente è guarito o non sta rispondendo alla cura

Previeni la trasmissione

  1. Pratica misure di isolamento
  2. Interrompi la catena del contagio

 

Durante questo percorso virtuoso, si può però incorrere in alcuni errori, che rischiano di inficiare il controllo delle infezioni nosocomiali. Vediamo i principali:

  1. Si rifiutano le vaccinazioni (no vax o vax-scettici: quanti operatori sanitar ancor oggi rifiutano la vaccinazione anti COVID!)
  2. Si impiantano cateteri vascolari non indispensabili, più per la comodità dell’operatore (o anche del paziente) che non per effettiva necessità
  3. Non si eseguono idonee colture prima di iniziate la terapia antibiotica
  4. Si consulta l’esperto (l’infettivologo, in ispecie) tardivamente, solo quando la cura non funziona (anche laddove, e non è dovunque, lo specialista è presente)
  5. Si usano linee guida generali (spesso americane), non adeguate alla situazione in cui realmente si opera
  6. Si tratta con antibiotici qualsiasi situazione a rischio di complicarsi con un’infezione batterica, senza conoscere la reale entità del rischio stesso
  7. Si tratta con antibiotici qualsiasi “esame colturale positivo” anche se non vi è alcun segno clinico di malattia
  8. Si tratta con antibiotici qualsiasi segno o sintomo potenzialmente indicante una infezione (febbre, leucocitosi, PCR, addensamento polmonare…) senza pensare ad una diagnosi differenziale o, comunque, valutare le condizioni generali del paziente

Potremmo continuare all’infinito, ma qualsiasi collega che mi legge potrà riconoscere le situazioni in cui spesso, anche per la cosiddetta e maledetta “medicina difensiva” si è trovato nella condizione di non voler o non poter agire secondo quanto scienza e coscienza consiglierebbero

Dopo anni di lavoro indefesso, di conferenze, relazioni, linee guida, consulenze, discussioni, cominciavamo ad intravedere la luce, a vedere la riduzione delle infezioni da MDR, a trovare sempre più colleghi attenti e consapevoli della necessità del corretto uso degli antibiotici e poi…è arrivata la COVID e siamo tornati indietro di 10 anni….

Antibiotici sin dal primo giorno! Azitromicina come antiinfiammatorio polmonare! Copertura antibiotica in tutte le fasi di malattia! Cortisone a gogò…con quale risultato? Infezioni batteriche incontrollabili come principale causa di morte o di inabilità dei pazienti con COVID severa.

Colgo quindi l’occasione, a conclusione dell’articolo, di ricordare alcuni punti fermi sul rischio di infezione batterica nei pazienti COVID

  1. La sovrainfezione batterica è rara e tardiva
  2. L’uso degli antibiotici per la prevenzione delle sovrainfezioni è, come per tutte le infezioni virali, di norma sconsigliato
  3. Non è dimostrata alcuna attività antiinfiammatoria dell’Azitromicina nelle infezioni acute. In ogni caso, da solo, questo antibiotico non è in grado né di prevenire, né tantomeno di curare, la maggior parte delle infezioni polmonari, a causa del limitato spettro d’azione e delle numerose resistenze da parte dei principali patogeni respiratori (in particolare, dello pneumococco)
  4. Anche in fase più avanzata (quella della polmonite interstiziale) le infezioni microbiche sono rare. L’uso degli antibiotici deve essere limitato a quelle situazioni in cui si sospetta la sovrainfezione (leucocitosi neutrofila, aumento procalcitonina, focolai polmonari parenchimali e non interstiziali), ovvero la stessa sia stata accertata
  5. Le infezioni batteriche, o micotiche, sono al contrario frequenti e letali in terapia intensiva, soprattutto quando Il paziente è stato trattato impropriamente con antibiotici inutili, anzi dannosi, poiché hanno favorito lo sviluppo dei germi MDR
  6. Infine il cortisone: tale farmaco, usato precocemente (nei primi 5-7 giorni dalla comparsa dei sintomi) inibisce la reattività immunitaria favorendo così sia la replicazione virale, che la sovrainfezione batterica

A definitiva conclusione, un’esortazione: riprendiamoci il ruolo che ci appartiene, per formazione ed etica. Quello di chi agisce secondo SCIENZA e COSCIENZA, nell’esclusivo interesse delle persone che in noi confidano ed a noi si affidano. Coraggio!

  • Specialista in malattie infettive
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