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Il sistema sanitario ai tempi del Covid

È ora di cominciare ad esaminare, con gli occhi della scienza, che cosa è successo durante la pandemia. A provarci è stato un convegno organizzato dal Prof. Fausto Fantò, primario del reparto di geriatria dell’ospedale San Luigi, presso l’auditorio di Rivalta, il 25 settembre, cui hanno partecipato medici, operatori sanitari, sociologi ed economisti.

Il convegno ha sottolineato la capacità di risposte che le nostre realtà locali sono state in grado di fornire in un momento molto difficile, quando gli ospedali non riuscivano a far fronte alle persone gravemente colpite dal virus e nelle nostre città, tanto da far parlare di eremitaggio urbano.

I soggetti fragili abbandonati a loro stessi nelle loro abitazioni, hanno potuto sopravvivere grazie ad un tessuto di strutture istituzionali e associazioni di volontariato che, nonostante le difficoltà, hanno risolto una quantità infinita di situazioni.

A partecipare al convegno sono stati professionisti e professori universitari provenienti da diverse discipline tutti impegnati a capire cosa è successo in questi mesi e cosa bisognerà nel futuro prossimo per mitigare gli effetti della pandemia e recuperare il tempo perduto nella cura delle altre patologie. Il prof. Fabio Ferrari primario di cardiologia ha per esempio ricordato come il ritardo negli interventi ha accresciuto enormemente per infarto ed analoga preoccupazione si rileva nel settore oncologico per i ritardi verificatesi nelle attività diagnostico preventive. Purtroppo con la pandemia le altre patologie non si sono fermate e ora che la fase di urgenza si spera sia terminata è necessario riannodare i fili per costruire una nuovo modello sociale.

La sociologa Anna Cugno della facoltà di Economia ha illustrato i recenti studi sul welfare che l’università di Torino sta portando avanti con altre sedici università italiane e che costituiscono l’analisi più completa di cui si può oggi disporre. L’associare gli studi teorici all’esperienza quotidiana ha dato origine ad un confronto estremamente interessate e che ha appassionato il pubblico finalmente presente di persona.

La filiera del territorio ha rappresentato un argine nell’affrontare le emergenze quotidiane e, se l’ospedale è stato chiamato a fronteggiare i problemi clinici più complicati, anche il territorio ha avuto i suoi eroi silenziosamente impegnati quotidianamente nel portare i generi di prima necessità nella fase di chiusura forzata, ed un infinità di altre accortezze.

Un termine è risuonato più volte: “responsabilità” che nei momenti critici è riemersa ai vari livelli come hanno testimoniato alcune esperienze che hanno commosso l’uditorio. Non più chiedere interventi salvifici da soggetti lontani, ma farsi carica dei problemi della comunità.

La “rivoluzione non voluta” provocata del Coronavirus ha concentrato su essa i riflettori mediatici: la realtà ha però fornito nuove conoscenze che sono emerse in questo frangente e che risulteranno indispensabili per ripensare, in forme maggiormente congrue, l’organizzazione di tutto il sistema volto a garantire il benessere delle singole persone e della collettività.

 

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