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La sanità oltralpe

Per vicinanza geografica e per affinità culturali non possiamo non interessarci cosa sta succedendo nel sistema sanitario francese. Come nelle altre democrazie occidentali la situazione non è rosea: la Francia nonostante presenti un assorbimento di risorse tra le più alte al mondo, registra un peggioramento degli indicatori sanitari. L’aspettativa di vita alla nascita è la seconda più alta in Europa, ma l’aspettativa di vita in buona salute non sta aumentando in modo significativo (addirittura sta regredendo per quanto riguarda la mortalità infantile e si allarga la disuguaglianza nell’aspettativa di vita tra i più ricchi e i più poveri, che sta raggiungendo i 13 anni).

In questo scenario assume particolare interesse l’analisi fatta da Pascal Roché Chief Executive Officer di Ramsay Santé gruppo operante in diversi Paesi europei, confrontando il sistema Francese e i Paese scandinavi dove il suo gruppo è direttamente impegnato: ciò che più lo colpisce è che mentre in Francia si parla di assistenza e di offerta standard, lassù si parla di salute, di bisogni e obiettivi di miglioramento (mentre in Francia si parla di offerta, standard e risorse). Prima differenza è che in Svezia, la prevenzione rappresenta dal 3 al 4% della spesa, mentre in Francia l’1,5% e che i bilanci sanitari sono completamente slegati dagli obiettivi di salute pubblica, concentrandosi su aspetti contabilI finalizzati al contenimento della spesa, dimenticando che trattasi di una questione sociale che richiede un impegno a lungo termine.

Le condizioni economiche francesi, come quelle italiane, inducono a spendere in modo più oculato e più razionale (in Svezia il 98% della popolazione ha una cartella clinica condivisa, che consente un efficace monitoraggio delle cure e quindi evita spese inutili.

In Francia ci sono 5,6 posti letto per mille abitanti, in Italia 3,1 e in Svezia meno di 2. Da questi dati si desume come la qualità della sanità non dipenda dal numero di posti letto ma dall’organizzazione.

In Svezia, patria del welfare, la gestione ospedaliera, in una logica di medio lungo periodo, può essere esternalizzata al settore privato con gare d’appalto definendo specifici obiettivi qualitativi periodicamente misurati che, se non raggiunti comportano una riduzione dei compensi fino al 10%. Un forte incentivo a lavorare bene cui si aggiunge la disponibilità di accedere facilmente ad una serie di indicatori di qualità come i tempi di attesa ai PS, i tempi di trattamento del cancro e i tassi di riammissione dopo determinate procedure chirurgiche.

Nel confronto occorre ricordare che in Svezia tutti ricevono un dettaglio delle spese sostenute per l’assistenza sanitaria, il che dimostra che nulla è gratuito.

La sfida dell’invecchiamento della popolazione e dell’aumento delle malattie croniche fanno si che circa il 15% dei pazienti rappresenti circa i due terzi dei costi.

Per Pascal Roché dobbiamo partire dai bisogni e creare un vero e proprio servizio sanitario pubblico locale, con una vera collaborazione tra tutti gli attori della medicina di comunità e degli ospedali pubblici e privati. Per raggiungere questo obiettivo, la governance deve essere semplificata con una qualificata azione di coordinamento.

Le esperienze francesi, svedesi ed italiane dimostrano come la sanità sia di fronte ad un bivio per mantenere alti livelli qualitativi ma sostenibili con le risorse disponibili e per questo occorrono pluralità di soluzioni e capacità manageriali: una sfida da cui non si può sfuggire.

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