di Gregorio Bonadies – Igor Antonio Spampinato – Emanuele Davide Ruffino
Considerato l’ingente impiego di risorse umane e materiali nella gestione dei servizi radiologici, diventa sempre più indispensabile l’utilizzo corretto delle apparecchiature e delle competenze tecniche e professionali, evitando il più possibile la saturazione delle macchine e riducendo i tempi di attesa. Gli operatori coinvolti nei servizi di radiodiagnostica rivestono un ruolo centrale nella gestione dei processi e nella sicurezza dei pazienti, contribuendo al mantenimento di standard elevati nella qualità delle prestazioni.
In questo ambito, la gestione del rischio clinico rappresenta un concetto fondamentale per garantire che le risorse sanitarie siano impiegate in modo sicuro ed efficiente, assicurando che i pazienti ricevano trattamenti basati su percorsi organizzativi solidi e privi di criticità evitabili. La richiesta di esecuzione di un esame deve quindi essere monitorata anche sotto diversi aspetti:
- sovradiagnosi (tendenza a sottoporre il paziente ad un numero eccessivo di esami, spesso per medicina difensiva);
- esposizione alle radiazioni ionizzanti (la sicurezza del paziente richiede la riduzione delle esposizioni non necessarie);
- gestione dei costi (i costi elevati comportano un’attenzione all’allocazione delle risorse);
- tempi di attesa (l’esecuzione di esami non necessari incrementa direttamente l’affollamento dei servizi).
Il risk management, in questo scenario, si configura come uno strumento essenziale per la promozione della qualità: i programmi di miglioramento continuo dei servizi sanitari rappresentano un investimento necessario per aumentare la sicurezza dell’assistenza e rafforzare la capacità delle organizzazioni di prevenire eventi avversi.
In tale contesto, la gestione del rischio clinico assume una valenza particolarmente strategica, poiché consente di garantire che ogni fase del percorso diagnostico si svolga secondo criteri di sicurezza, tracciabilità e controllo dei processi. L’attenzione si sposta quindi dalla sola esecuzione tecnica dell’esame alla capacità del sistema organizzativo di prevenire errori, monitorare i punti critici e promuovere comportamenti coerenti con gli standard di qualità.
Una gestione del rischio efficace richiede un’attenta valutazione della documentazione clinica, la verifica della coerenza tra richiesta ed esame programmato e l’identificazione di eventuali incongruenze che potrebbero compromettere la sicurezza del paziente. Tale approccio multidimensionale permette di anticipare possibili criticità, riducendo sia i rischi diretti legati ai fattori tecnologici sia quelli indiretti associati a disfunzioni organizzative o comunicative.
Altrettanto determinante è il controllo della qualità del processo radiologico, inteso non solo come qualità diagnostica dell’immagine, ma come capacità di prevenire ripetizioni inutili, ritardi e disallineamenti procedurali. Una gestione accurata della qualità rappresenta infatti un elemento cardine del risk management, poiché limita gli sprechi di risorse, riduce drasticamente gli errori e contribuisce alla sicurezza complessiva del percorso assistenziale.
Per seguire questo approccio è necessario procedere alla mappatura dei rischi mediante lo strumento della consultazione interna, una metodologia applicata per determinare le priorità di intervento all’interno di una struttura sanitaria o di una sua porzione organizzativa. La consultazione interna consente ai professionisti di riunirsi e collaborare per identificare, valutare e gestire il rischio, attraverso l’individuazione dei processi critici, la raccolta dei dati, la definizione delle priorità e l’elaborazione delle possibili soluzioni.
Ciò comporta l’uso di strumenti proattivi come la FMEA (Failure Mode and Effect Analysis) e la FMECA (Failure Mode, Effects and Criticality Analysis), metodologie utili per affrontare e ridurre il più possibile il verificarsi di incidenti e migliorare l’utilizzo delle risorse disponibili.
Nel caso specifico della diagnostica TC, la consultazione interna si dimostra un elemento chiave per la raccolta strutturata delle informazioni e per la costruzione di una mappa dei rischi condivisa tra i professionisti. Il confronto diretto tra gli operatori consente di identificare con precisione gli errori ricorrenti, le deviazioni dal processo standard e le criticità organizzative. La raccolta sistematica delle non conformità, inoltre, permette di evidenziare precocemente criticità latenti che, pur non causando un danno immediato al paziente, costituiscono un rischio potenziale nel medio-lungo periodo.
Da uno studio effettuato in Piemonte si è rilevato che queste metodologie si configurano come una guida operativa nella prevenzione degli errori, aiutando le strutture sanitarie a mettere in atto interventi tempestivi e mirati in base alla gravità (G) dell’evento avverso, alla probabilità (P) di accadimento e alla rilevabilità (R).
L’interazione di questi tre fattori produce l’Indice di Rischio (IR) per ogni singola modalità di errore e permette di misurare in modo oggettivo la criticità del problema. Sommando gli IR delle varie attività analizzate si ottiene poi l’Indice di Rischio Complessivo (IRC), utile per avere una visione globale della pericolosità del processo considerato.
L’analisi dei dati emersi dalla FMEA ha evidenziato come l’intero processo radiologico, anche se supportato da protocolli consolidati, presenti aree di vulnerabilità che necessitano di interventi specifici e strutturati.
Tra le aree di maggiore vulnerabilità rilevate emergono la fase di identificazione del paziente, la gestione della documentazione clinica, la verifica del consenso informato e la somministrazione del mezzo di contrasto. Si tratta di passaggi ad elevato potenziale di errore attivo e latente, nei quali anche piccole deviazioni possono generare eventi avversi di rilevanza clinica, organizzativa o tecnologica.
In dettaglio, le azioni di contenimento scelte per ridurre la probabilità di accadimento degli eventi avversi durante l’esecuzione di un esame TC con mezzo di contrasto iodato consistono in:
- controllo obbligatorio della corrispondenza tra il braccialetto identificativo del paziente e i dati inseriti in macchina TC;
- corso di aggiornamento del personale coinvolto nella registrazione e accettazione;
- sostituzione della chiamata nominativa con un codice numerico temporaneo;
- inserimento dei monili in sacchetti etichettati;
- aggiornamento obbligatorio sulle linee guida relative al contrasto iodato;
- doppio controllo del consenso tra operatori;
- revisione obbligatoria dell’esame prima del termine;
- valutazione preliminare dell’accesso venoso;
- digitalizzazione della documentazione;
- monitoraggio post-esame con supervisione infermieristica.
Il set di azioni correttive individuato è stato progettato non solo per ridurre la probabilità di errore, ma anche per trasformare l’intero processo in un sistema standardizzato, tracciabile e resiliente. La riduzione della variabilità operativa rappresenta un indicatore essenziale di maturità del sistema di gestione del rischio e contribuisce al consolidamento di un modello assistenziale sicuro e affidabile.
Dall’analisi FMECA condotta sugli esami TC si è evidenziato un miglioramento significativo nella gestione del rischio clinico a seguito dell’implementazione di tali azioni. La riduzione dell’Indice di Rischio Complessivo (IRC) del 77,1% testimonia l’efficacia degli interventi.
Da un punto di vista sistemico, tali risultati mettono in luce l’importanza di integrare la gestione del rischio con programmi di formazione continua e con la standardizzazione dei processi. La collaborazione multidisciplinare e l’impiego di strumenti analitici come la FMEA/FMECA favoriscono lo sviluppo di un circolo virtuoso di miglioramento continuo, valido sia per la sicurezza del paziente sia per la qualità complessiva del servizio.
Pertanto, la gestione del rischio clinico, strettamente connessa alla qualità e alla sicurezza dei percorsi assistenziali, non può basarsi esclusivamente sulla tecnologia, ma richiede un’integrazione sistematica di competenze professionali, procedure condivise e monitoraggio costante. Il risk management si configura come un pilastro fondamentale per garantire l’efficacia, la sicurezza e la sostenibilità dei servizi sanitari radiologici.